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lunedì, gennaio 26, 2009

Südtirol parte seconda: Bal Badia, Val Gardena e Marmolada

Altre giornate sugli sci con gli amici nel Paradiso della Montagna chiamato DOLOMITI...








giovedì, luglio 17, 2008

Catores

Brutte notizie dal Nanga Prabat: Karl Unterkircher, alpinista estremo di Selva di Val Gardena risulta essere precipitato in un crepaccio nel tentativo di scalata della su detta montagna, la nona vetta piú alta della terra.
Avendo passato tutte le estati e inverni della mia gioventù nei pressi di Selva, precisamente sopra Plan de Gralba, dove i miei nonni avevano un albergo, la notizia mi ha colpito.
Karl, oltre ad essere nel Guinness dei primati per avere scalato per primo, senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare, il K2 e l’Everest in soli 2 mesi, ad essere uno dei migliori alpinisti italiani, era il presidente dei Catores, storico gruppo di guida e soccorso alpino della Val Gardena.
I Catores per me sono un mito di gioventù, un simbolo di coraggio e destrezza, il connubio per eccellenza tra sport e amore/rispetto per la montagna e altruismo. Il nostro albergo si trovava a circa 200 metri dall’attacco del Gruppo del Sella e molti alpinisti sceglievano quel luogo per fare roccia. Capitava, e non di rado, che qualche scalatore rimaneva bloccato in roccia. A quel punto si presentava qualcuno in albergo per poter chiamare i soccorsi (non c’era ancora il cellulare…). Dopo pochi minuti accorrevano i Catores a sirena spiegata, scendevano, si attrezzavano e andavano a recuperare il malcapitato. Scalavano come ragni, a velocitá incredibili, con una sicurezza che metteva la pelle d’oca dall’ammirazione.
Il mio ultimo pensiero, prima di addormentarmi va a lui, a Karl, gardenese, alpinista, che forse tanti ha soccorso, e che ora si trova in un crepaccio, senza la possibilità che qualche Catores venga a tirarlo fuori, lasciato al suo destino, che finisce proprio nel luogo che ha sempre amato: la montagna.



lunedì, febbraio 18, 2008

venerdì, settembre 14, 2007

oh mein Südtirol

Leggendo quello che considero il miglior blog sulla mia amata terra, l’Alto Adige / Südtirol (Spaghetti mit Knödel – giá bello il nome…), mi sono imbattuto in una domanda che mi sta facendo pensare molto ultimamente: che cosa significa per me patria?
Se chiudo gli occhi e penso alla mia terra mi immagino di essere piccolo, circa 10 anni, da solo, 8 di mattina, sulla mia pista preferita a Plan de Gralba, Val Gardena. Respiro la fredda aria del mattino, vengo giú per la pista completamente vuota e gli unici rumori che sento sono le lamine degli sci che tagliano il manto nevoso e la fune dell’impianto di risalta che passa sulle rotelle dei pilastri di sostegno. Quanto assaporavo quei momenti, momenti che non dimenticheró mai. O penso a quando arrivava il tramonto, sempre in Val Gardena, quando mio padre raccontava a noi bambini la favola di Re Laurino, del suo giardino di rose, e noi in religioso silenzio ascoltavamo queste storie affascinati a bocca aperta. Nostalgia per la mia gioventù, piú che Hoamweah, nostalgia di casa! Mah….
Ormai é piú di un anno che non torno a casa, che non vedo le mie montagne, che non respiro la fresca aria altoatesina. Un anno poi in un contesto completamente diverse quale è il continente asiatico. Che cosa mi manca? I genitori e parenti, certamente, gli amici, sicuro, una bella sciata (non immaginate quanto!!!), uno spritz time come si deve al baretto la domenica mattina….
E poi? E poi non lo so. Ed è questo il punto. Mi mancano ovvi aspetti della mia terra, come gli affetti e il paesaggio, che ho incominciato poi ad apprezzare ancora di piú all’estero, come succede alla stragrande maggioranza degli espatriati.
Ma l’Alto Adige è diventata per me da molto tempo ormai una realtà che mi va stretta, una realtà chiusa, monotona e noiosa. Una realtà dove non succede mai niente di nuovo, dove si fanno sempre le stesse cose, dove si diventa pigri e annoiati.
Ti amo tanto Südtirol, ma non ti voglio piú! (per adesso…)