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sabato, marzo 01, 2008

Di nuovo in Cina

Sono di nuovo a scrivervi dalla Cina. Che dire... questo paese ha un altro ritmo, un’altra marcia. Lavorando e vivendo qui, come ho già scritto, sei contagiato da questa carica positiva che scorre nella gente, da questa voglia di fare. Affronti gli ostacoli, le sfide, la vita quotidiana con ottimismo. In Italia, e dispiace dirlo, è il contrario. C'è una negatività che ti affloscia, un pessimismo, un’apatia che angoscia... L’Italia non sta andando bene, lo sappiamo tutti. Ma che andasse proprio cosí male non me lo aspettavo. ahiahiahiahi
Le vacanze sono state comunque belle, sono stato bene. Ho rivisto parenti e amici cari e carissimi, ho fatto delle gran sciate (grazie Fior e Didi....), ho partecipato ad un torneo di calcetto in palestra (notare la foto, prima della nostra ultima partita, imbriaghi duri, con magliette cinesi..) durante il quale abbiamo consumato ettolitri di succo di luppolo, mi sono divertito un mondo con Belze a sparare cazzate a raffica, ho gustato la meravigliosa cucina altoatesina di mamma Annamaria. É stato un bel periodo. Però mi sono accorto che ormai mi sento fuori luogo, mi sento un pò un estraneo. Chiaramente in Italia è cambiato poco o niente, é il mio modo di vedere le cose che é cambiato.
Faccio una vita in un contesto completamente diverso, seguo un mio personale maturamento, mutamento, cambiamento dettato dalla situazione in cui vivo, dalle conoscenze e esperienze che faccio, dalla gente che incontro. Mi sono oramai staccato dal percorso di vita che avevo intrapreso con gli amici e conoscenti del mio paesello e ho scelto una via diversa e lontana. E questo percorso mi fa vedere il mondo con occhi diversi, ovviamente. Mi fa pensare in modo differente. Mi pone altre priorità. Mi mette davanti a difficoltà che non avevo mai affrontato. Tutte cose che mi fanno maturare in maniera diversa da come sarei maturato a casa. Non dico meglio o peggio. Solo in modo diverso. E questo mi fa sentire un pó estraneo e spaesato.
Imparare un’altra lingua, conoscere gente da ogni parte del mondo, visitare luoghi esotici, sono tutti aspetti della mia vita dei quali difficilmente potrò fare a meno. Per non parlare del lavoro: in Italia per aprire qualche cosa ti massacrano la burocrazia, le tasse, le leggi e leggine. Sei sempre sul chi va lá… Qua chi ha voglia di fare fa. E noi stiamo facendo.
E le ragazze... che in Italia ormai sono diventati maschi a tutti gli effetti, zero femminilità, soltanto con la voglia di comandare e sopraffare... e ora so già che attirerò le ire delle mie amiche: ma è così, dispiace dirlo, ma è proprio così, a parte qualche rara eccezione.


sabato, dicembre 02, 2006

coraggio

Tanti amici mi scrivono cose del tipo: sei stato un grande, tu hai avuto le palle di mollare tutto e andare via, non è da tutti, ci vuole coraggio... ma io sono convinto invece del contrario: coraggio ci vuole per rimanere, alzonadosi ogni mattina al odioso suono di una sveglia per andare a lavorare 8 ore al giorno per 40 anni, senza peraltro avere piu' la sicurezza di raggiungere una pensione, indebitandosi per 30 anni per comprarsi un appartamento, aspettando come un miraggio il finesettimana, che poi passa veloce e inconcludente, facendo queste misere 2 settimane (quando va bene 3) di ferie all'anno, vedendo poi, che in generale, le cose vanno sempre peggio... a me queste cose facevano paura, ed è per questo che sono "scappato". Altro che coraggio!

sabato, agosto 05, 2006

6 mesi

Sono passati 6 mesi.
Ho ancora in mente, come fosse un film registrato, il momento del primissimo check-in a Monaco, 5 febbraio 2006: dopo aver abbracciato Giovanni e Didi, a due passi dalle lacrime, ho fatto passare, non senza titubanza, i miei bagagli al controllo. (da gran coglione poi mi sono dimenticato del coltellino svizzero che avevo in tasca…. bella figura. bravo. complimenti…) Poi mi sono voltato e ho salutato i miei due amici e pian piano abbiamo preso due direzioni diverse: loro verso casa – io verso l’aereo che mi avrebbe condotto in Asia. Che sensazione strana ho provato. Irreale. Come un’allucinazione, una sbornia (a parte che la sera prima avrò bevuto sui 4 litri di birra al torneo in palestra organizzato dalla mia squadra di calcio….). Sentivo un po’ di insicurezza e smarrimento. Ma ad un certo punto tutto questo è svanito. Avevo passato il cosiddetto cancello. E da qui in poi tutto è stato più naturale: rinfrescare e migliorare il mio inglese, imparare una nuova professione, vivere a contatto con mentalità e culture diverse, vivere lontano da famiglia e amici, integrarmi in un contesto sociale completamente differente. Certo, non è stato tutto una passeggiata, ma anche le difficoltà le affrontavo con maggiore stimolo e voglia. Non che prima fossi una persona completamente assorbita dal lavoro e dal consumismo, anzi…. ma certamente questa esperienza ha rafforzato notevolmente il significato che davo o do alla vita: avevo completamente dimenticato le parole stress, scadenze, tasse, bollo, assicurazione, macchina, fretta… e liberatomi di questi pensieri ho incominciato a sentirmi leggero. Rilassato. Libero. Soprattutto libero. Mi svegliavo la mattina con una leggerezza d’animo mai provata. Andavo in spiaggia. Da solo. E godevo della solitudine di quei momenti. Si, perché in questi mesi ho imparato a stare bene anche da solo, ad apprezzarmi come mio unico compagno. Forse avevo proprio incominciato a stare bene con me stesso.
Leggevo, nuotavo, prendevo il sole, ascoltavo musica, chiacchieravo, conoscevo gente, e lavoravo. Senza fretta e senza stress. Con più voglia e più energia.
Affermare che questa esperienza mi ha cambiato forse non è corretto, perché secondo me ha solo tirato fuori quello che sono veramente. E mi ha fatto apprezzare nuovamente cose che avevo dimenticato o messo da parte nel mio cervello.
Poi, ragazzi miei se mi sono divertito! Tantissimo! E l’avventura continua...

lunedì, febbraio 06, 2006

Premessa

Era un idea che mi frullava da un pò di tempo nel cervello. Sentivo una voce dentro che mi diceva di scappare, di provare, di cambiare. Di rimettermi in discussione. Di mettere in discussione tutto il nostro modo di vivere. Così durante una vacanza in Vietnam con gli amici conobbi un espatriato italiano, Paolo, che in Vietnam, con alcuni soci, aveva aperto una catena di ristoranti italiani. E mi propose di entrare a far parte della "famiglia". Gli promisi di pensarci, ero entusiasta, ma pensavo che pian piano l'entusiasmo si sarebbe affievolito... invece una volta a casa decisi. E oggi sono arrivato a Saigon, e non da turista... mi ricorderò sempre questa data: 6 febbraio 2006