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domenica, novembre 28, 2010

cartoline dalle Filippine

La mia attività mi ha dato l'occasione di fare esperienze "filippine" già molto prima di intraprendere questa breve vacanza: già quando iniziai a gestire il primo ristorante in Cina avevo personale proveniente da questo meraviglioso e disgraziato arcipelago, che continua ad essere uno dei paesi più poveri del sudest asiatico. Ho poi con il tempo smesso di assumere filippini perché ho maturato una certa diffidenza professionale verso questa gente che dimostrava troppo spesso poca affidabilità, professionalmente parlando, e che spesso anteponevano tante e troppe cose al lavoro: ed é forse questo che rende questo popolo, a differenza del resto degli asiatici, più simile a noi: la voglia di assaporare e godersi la vita.

Amano ballare, cantare, suonare, sono un popolo allegro con un incorreggibile sorriso sulle labbra. Si prestano volentieri a chiacchierate più o meno serie, giusto per passare un pó di tempo e fare nuove conoscenze. Si fanno voler bene per le loro maniere gentili, il loro immancabile sorriso che esibiscono anche in situazioni poco allegre, dispongono di un senso dell'umorismo acuto che non mancano di tramutare, alle volte, in una certa ironica malizia. La conoscenza della lingua inglese é molto diffusa, il ché che rende tutto molto più semplice al nuovo arrivato, a differenza, per esempio, di Vietnam e Cina. É inoltre un paese a maggioranza cattolica, eredità del dominio coloniale spagnolo. Sono, in poche parole, il popolo meno asiatico dell'Asia il ché rende meno tangibile lo shock culturale che inevitabilmente si percepisce ad un primo approccio con popoli asiatici.

Panglao, Bohol e Boracay sono le tre isole che abbiamo visitato e delle quali mi rimarranno stampate per sempre nella mente le immagini dell'eccezionale natura che le domina: foreste lussureggianti, baie turchesi, spiagge bianche, tramonti mozzafiato. Il mio cuore, invece, conserverà il ricordo di un popolo amabile, disponibile, gentile, sorridente e di una simpatia disarmante. La tentazione di fare base in questo paese é, lo ammetto, molto forte.









martedì, maggio 25, 2010

alcune considerazioni e informazioni per chi viaggia in Myanmar

C'é un boicotto turistico per i viaggi in Myanmar, lanciato dalla ormai famosissima Aung San Suu Kyi, la leader democratica messa agli arresti domiciliari da decenni ormai dalla giunta militare al potere. Il motivo di questo boicotto é che i soldi che entrano con i turisti vanno direttamente nelle tasche dei generali. In parte é vero. Peró... io sono dell'idea che un ulteriore isolamento non gioverebbe di sicuro alla povera gente birmana, e comunque, usufruendo di strutture alberghiere private, mangiando in ristoranti che non sono del governo, avvalendosi di guide private si possono far arrivare i soldi li dove c'é veramente bisogno, e cioé nelle tasche della gente comune.

Se avete intenzione di viaggiare in Myanmar, dunque, vi consiglio vivamente di contattare quello che é stato il nostro autista/guida Soe Lwin. É una persona spettacolare, discreta e allo stesso tempo giovale, vi fará notare degli aspetti del suo paese che viaggiando da soli sará molto difficile da scorgere. Vi fará spendere (pochi) soldi presso strutture turistiche private, evitando cosí di finanziare la dittatura militare. Vi racconterá il suo paese. Ve lo fará vivere.
Questo é il suo sito internet: http://myanmartravel.it/ e queste sono i suoi indirizzi mail usoelwin2006@yahoo.com e usoelwin2006@gmail.com.

domenica, maggio 23, 2010

Dispacci birmani

Insieme ad Alberto avevo pianificato questo viaggio per Novembre 2009, ma a causa della malattia e conseguente dipartita della madre di Alberto tutto é stato poi rimandato. Mi sento dunque di dedicare questo viaggio alla cara mamma di Alberto, e alla mia, e a tutte quelle mamme che hanno figli lontani da casa e che qualche volta si fanno prendere dall'amarezza di non poterli abbracciare , di non poter scambiare due chiacchiere e trovare un pó di conforto. Siete sempre nei nostri pensieri. Per quanto mi riguarda, cara mamma, l'ultimo pensiero, prima di ogni decollo, va sempre a te. Ti voglio bene.

Perché la Birmania, o Myanmar, come si chiama oggi? Dopo Thailandia, Vietnam, Cina, Indonesia, Malesia, Cambogia e Laos era un passo logico e inevitabile, per quanto mi riguarda. Sembra che sia l'ultimo paese del Sudest asiatico a conservare veramente l'atmosfera che si respirava all'inizio del secolo scorso, anche perché la giunta militare al governo lo tiene isolato e chiuso al resto del mondo. La dittatura dura dal 1962. Con l'apporto della Cina, che ha bisogno di risorse naturali, delle quali il Myanmar é ricchissimo.

Bangkok, 09.05. - 11.05.

L'appuntamento é fissato per la mattina del 10 maggio in un comodo Hotel vicino a Kao San Road, fulcro del turismo "backpacker". Io arrivo la sera del giorno 9 con un volo diretto da Guangzhou, giusto il tempo di cenare e farmi un giro tra bancarelle di cibo thai e ristorantini con musica rock dal vivo. L'atmosfera incomincia a prendermi, e l'adrenalina da viaggio a salire. Alberto, proveniente dal Vietnam, mi raggiunge la mattina dopo, non senza qualche difficoltà visto che nessun tassista aveva la minima intenzione di attraversare la zona ancora calda dalle proteste dei "Red Shirts", movimento anti-governativo che chiede le elezioni anticipate e che ha causato svariati scontri negli ultimi periodi in Thailandia. Alla fine arriva in moto-taxi, distrutto. Usciamo subito per una colazione veloce e andiamo a visitare il palazzo reale. Il caldo eccezionale ci sfianca e arrancando arriviamo a sera. Ceniamo, qualche birra, e poi a letto. Domani sveglia alle 4, si prende l'aereo per Yangon, Myanmar.

Yangon, 11.05.-12.05.

Il viaggio vero e proprio parte dalla ex capitale del Myanmar, Yangon. 6 milioni di persone popolano questa fatiscente metropoli fatta di decrepiti condomini e strade diroccate. Sembra quasi incredibile che in mezzo a tutta questa miseria possa sorgere una meraviglia quale é la Shwedagon Paya, il luogo di culto più sacro ai buddisti birmani, la cui prima costruzione risale a 2.500 anni fa; la "Stupa" (il pinnacolo centrale), di colore dorato é visibile da ogni parte della città, e ne determina il panorama. É alta circa 100 m e il suo culmine é costellato da un vero e proprio tesoro: placcato in oro e ricoperto di migliaia di diamanti, l'ultimo dei quali, il principale, é a 78 carati.

Come tutte le pagode, l'accesso é consentito soltanto a piedi scalzi, il che diventa una specie di tortura, perché il pavimento in marmo, accumulato il calore durante il giorno, é rovente. Bisogna stare attenti, camminare sul marmo bianco significa riuscire a sopportare, per lo meno, ma se ti fai conquistare dalla bellezza della "Stupa", ed é quasi sicuro che succeda, perdi la concentrazione e... finisci sul marmo marrone. E a quel punto sono cazzi: é come mettere un piede su una piastra per grigliare la carne. Mi ritrovo dunque a bestemmiare in un luogo sacro. E mi dico: "Ci sarà un motivo perché tutte le guide consigliano di intraprendere questo viaggio tra ottobre e marzo..."

Il tramonto e il conseguente scuro della subentrata notte sono da incanto. La "Stupa" brilla d'oro contrastando col profondo blu scuro del cielo. La gente cammina intorno alla "Stupa", si ferma, si inginocchia, prega e medita. Scene che si ripetono alla stessa maniera da secoli, ed infatti sembra di vivere, per qualche ora, fuori dal nostro tempo.


Il rapporto che la gente ha con i luoghi di culto da queste parti é molto diverso di come lo si interpreta da noi: sono visti, oltre che come spazi dove esprimere il proprio credo anche come punti di svago, dove incontrarsi, socializzare, discutere, o più semplicemente dove riparare e rilassarsi durante le ore più calde della giornata.

Lasciamo Yangon il giorno successivo al nostro arrivo, con la Shwedagon ancora ben stampata nella nostra mente.

Yangon - Kyaiktiyo, 12.05.-13.05.

Partiamo presto, verso le 8 di mattina, in direzione Kyaiktiyo, paesino che si trova a Est da Yangon, e che fa da base per escursioni giornaliere ad un altro luogo di pellegrinaggio molto caro ai buddisti locali: il Golden Rock, un enorme masso, completamente dorato, e che si trova in bilico su una roccia in cima al Monte Kyaiktiyo. La leggenda narra che sia un capello del Buddha a tenere in equilibro la roccia. (non so perché ma appena l'ho letto nella Lonely Planet mi é venuto in mente il detto: "tira più un pel de f.... che un carro di buoi..." Non c'entra niente, lo so, ma la mia mente viaggia anche in questi momenti mistici)

Il viaggio in macchina, ovviamente SPROVVISTA di aria condizionata, ci dá il secondo assaggio di caldo asfissiante che si respira in questo periodo in Myanmar. I monsoni tardano a venire e la siccità incomincia a flagellare il paese, mentre la temperatura supera gran parte della giornata i 40 gradi. E il viaggio é durato piú di 5 ore.

Arriviamo a Kyaikto nel primo pomeriggio, ripariamo dall'afa nella nostra stanza nel spartanissimo albergo locale. Il problema é che a causa della siccità la corrente elettrica viene staccata per svariate ore, e dunque niente aria condizionata, niente ventilatore elettrico. E questo significa soffrire. Madido di sudore mi addormento per qualche decina di minuti, per essere poi svegliato dal magico rumore del ventilatore che riprende a funzionare. Un sogno. Che dura 10 minuti. Ristaccano la corrente, e si riinizia a soffrire.

In serata facciamo un giro per il villaggio, scattiamo qualche foto, beviamo qualche birra Myanmar, ceniamo con del riso e dello stufato di cervo e conversiamo con la nostra guida e suo figlio, che per l'occasione ha intrapreso con noi questo viaggio. Poi a letto, il giorno dopo la sveglia suona alle 5.



Golden Rock 13.05.

Partiamo dunque presto per la salita del monte Kyaiktiyo, prima mezzora di camion, il cui cassone é stato riadattato a trasporto persone (per farmi capire sembriamo dei campesinos che vengono portati al lavoro...). Poi si prosegue a piedi per un ripido sentiero in cemento fino a raggiungere la vetta a 1.200 m di quota. Risultiamo essere gli unici stranieri a visitare il masso, insieme a qualche decina di pellegrini/turisti birmani. Come faccia a stare in bilico questo enorme dorato macigno é veramente impressionante (il pelo! il pelo!). Contempliamo, scattiamo foto, e ci facciamo trasportare dalla rilassante liturgia buddista cantata da una giovane pellegrina birmana.

Si ritorna alla base per ripartire subito, in macchina, direzione Taungoo, stazione intermedia per raggiungere il Lago Inle, prossima tappa importante sul nostro itinerario. L'autostrada deserta si staglia attraverso un paesaggio omogeneamente arido e saturo di caldo, mentre i finestrini aperti scaricano sul viso folate di aria torrida. Non ci si lamenta mai, perché questo fa parte del viaggio. Ci si prende per il culo a vicenda, questo si. Perché anche questo fa parte del viaggio.




Taungoo - Nyaungschwe, Inle Lake, 14.05.

8 ore di macchina per arrivare a Nyaungschwe, villaggio nei pressi del lago Inle, altra meta importante per il turista che visita questo meraviglioso paese. Durante il viaggio, fatto su strade che é una bestemmie chiamare tali, ci colpiscono le bambine, per lo piú dai 10 anni in su, che lavorano al rattoppamento della strada, trasportando a spalla la ghiaia che va a fare da sottofondo all'asfalto. E la maggior parte, tra il caldo del bitume bollente e quello della giornata afosa, il peso della ghiaia sulle spalle, ti regalano un sorriso che ti spezza il cuore. Quanto vorrei far vedere a certi bambocci viziati come vivono i loro coetanei da queste parti...


Alle porte di Nyaungschwe facciamo visita ad un monastero. E qui ci si presenta una scena che rimarrà per sempre nella mia mente: nella stanza principale dell'antico monastero in legno rossiccio, con gli ultimi raggi di sole che si fanno strada attraverso le imposte aperte, si sono raggruppati i novizi non ancora adolescenti, che sotto lo sguardo attento del monaco, seduto sull'unica sedia, ripetono i mantra sovrapponendo le loro voci, creando un armonica litania. Sono stati dei minuti che mi hanno emozionato, incantato, quasi ipnotizzato.

Nyaungschwe: cittadina tranquilla, qualche vecchia pagoda con un certo fascino decadente; qualche ristorantino, un silenzio serale interrotto dalla galoppata di un cavallo col suo calesse che passa, musica tradizionale birmana in sottofondo. E ci ritroviamo ancora una volta persi nel tempo.




Lago Inle, 15.05.

Visitiamo il lago a bordo di una specie di canoa motorizzata, molto simile ai longboat thailandesi, per intenderci. Scattiamo foto, osserviamo i pescatori, visitiamo alcune manifatture che fabbricano argento, sigari, una tessitura, un monastero, tutto sul lago tramite un sistema di case a palafitta. Il ritmo della vita qui é dettato dal lago stesso, che nutre direttamente e indirettamente la gente che lo abita. Ci sono addirittura degli orti galleggianti, dove vengono coltivati pomodori, cetrioli, e altra verdura. Assistiamo alla pesca, eseguita ancora in modo tradizionale tramite un cesto/rete.

Sulla via del ritorno si guasta il motore della nostra canoa, e ci fermiamo da un meccanico nei paraggi. Ci sistema il motore in un ora, mentre dormiamo appisolati dentro la canoa. Ritorniamo in albergo col sole che incomincia a perdere un pó del suo vigore, fortunatamente.

Anche questa sera, come ogni sera, cena e qualche birretta Myanmar per riprendere le forze. E per sparare qualche cazzata.




Nyaungschwe - Bagan 16.05.

Oggi é il mio compleanno. E spero che l'Inter stasera mi faccia il regalo: il Due Titulo. Vediamo se trovo una TV che faccia vedere la partita, visto che Internet qui é ancora un miraggio, a parte qualche internet point, la cui connessione non permette neanche di collegarsi in Skype...

Partenza alle 7,30 di mattina. Arrivo alle 17,00. Culo rotto, pieni di polvere, e sudati fino a parti del corpo che mai vedono la luce del sole. E non riesco ancora a capire come faccia il nostro autista/guida, Soe, ad arrivare con la camicia nello stesso identico stato, e cioè ben stirata, della partenza. Mai un capello fuori posto. Non una goccia di sudore. É un mistero.

52 anni, 3 figli maschi, Soe parla un discreto inglese, é molto simpatico ed estremamente educato nei modi. Veste sempre in camicia chiara a maniche lunghe e "longyi", la gonna lunga tradizionale che portano la maggior parte dei maschi birmani. Buono d'animo, parla volentieri del suo paese e dei problemi che lo affliggono. In quei momenti i suoi occhi gentili si riempiono di malinconica rassegnazione. Non puoi non voler bene a questa gente, che si ingegna in diversi lavori per poter dare una vita decorosa alla moglie e un istruzione decente ai figli.

Lo straniero, in Myanmar, viene visto un po’ come in Laos, con amichevole interesse. A differenza di altri paesi, qui il sorriso é veramente genuino. Ti sorridono le bambine che asfaltano la strada, i novizi in monastero, il coltivatore di zucchero di palma. Tutti. É una semplicità d'animo che ti prende e che ti fa innamorare a questo paese, il cui destino, purtroppo non sembra proiettato verso un miglioramento.

Bagan: 4.400 pagode sparse per un territorio di ca 70kmq. Un incanto, equiparabile ad Angkor Wat in Cambogia. Scattiamo un paio di foto prima del tramonto, poi check-in veloce in Hotel, cena e poi alla ricerca di un accesso a internet. Niente. Chiedo se é per lo meno possibile trovare un posto dove effettuare una chiamata internazionale. Niente. Sia Alberto che io attendiamo i risultati del campionato italiano. Nervosi si torna in albergo. Accendo la TV, faccio un giro dei canali e con nostra grande sorpresa trovo il canale internazionale della Rai!!! Contenti aspettiamo il telegiornale. Niente. Servizio su Fatima. Ma vaff... Passano 2 ore e ancora niente. Solo la Rai può avere un servizio internazionale del genere. Da vergognarsi. Dopo 3 ore circa giunge la favolosa notizia: campioni d'Italia. E finalmente mi posso addormentare tranquillo.

Bagan, 17.05. - 18.05.

Visita mattutina di alcune pagode e monasteri, acquisti di souvenir vari per accontentare le frotte di bambini che ci tartassano con banconote vecchie, cartoline, quadri. Pomeriggio di relax nella piscina dell'albergo, aspettando il calare della sera che ci regala un cielo nuvoloso ma carico di colori.

Brutte notizie da Bangkok, la rivolta si é riversata nel sangue e al momento si contano già 36 morti e 200 feriti. Tra una settimana dovremmo essere li. Si spera in una distensione.




Bagan - Sagaing - Amarapura - Mandalay 19.05. - 21.05

Viaggio abbastanza corto (4 ore circa) su una strada a tratti sterrata - a tratti asfaltata, se cosí si puó definire quella sottile lingua fatta di buche con l'asfalto intorno.

Sagaing: localitá nelle vicinanze di Mandalay, moltissime pagode, una collina da cui si ha il panorama su tutta la zona. Nulla di rilevante.

Amarapura: qui si trova il ponte in teak piú lungo del mondo, 1.200 m costruito piú di 200 anni fa. Ci fermiamo per scattare qualche foto e mangiare qualche cosa. Ripartiamo per Mandalay.


Mandalay: cittá caotica, molto simile ad una qualsiasi cittadina vietnamita o cinese, con costruzioni poco attraenti, un traffico abbastanza caotico, e la gente sembra anche meno amichevole, ma forse questa é solo una nostra impressione. Visitiamo il villaggio antico di Mingun, arrivandoci in battello. Nulla di rilevante anche qui. Forse lo splendore di Bagan ci ha viziato. La sera ceniamo con "chappati" e pollo al curry, cibo tipicamente nepalese ma anche molto popolare qui in Birmania. Il punto di ristoro, due piastre, un forno, 6 tavoli con sedie in plastica, il tutto installato su un marciapiede, ci offre sprazzi di vita quotidiana, mentre il mio braccio tatuato diventa una specie di attrazione per i giovani presenti.



Nel frattempo, grazie ad una lentissima connessione Internet apprendo notizie sempre peggiori da Bangkok, dove atterreremo il 23 mattina. Dirotteremo su Krabi, sperando di non incontrare grossi problemi. Brutto a sentirsi: gente che muore per strada, e io che mi preoccupo di arrivare senza grossi problemi in spiaggia per passare una settimana di relax.... ma vivendo in Asia da piú di 4 anni, essendo a contatto con la gente del posto, ho bene a mente quali sono i problemi reali e seri che affliggono queste persone. Cambiano i paesi, Vietnam, Thailandia, Myanmar, Cina, ma le problematiche sono le stesse: la ricchezza in mano a pochi, servizio sanitario e scolastico o molto scarsi o troppo cari, corruzione... E qui in Birmania in particolare, il desiderio di darsi una vita dignitosa é un urlo silenzioso, un urlo a denti stretti, che é molto difficile da non sentire.

Yangon, 22.05.2010

Di ritorno a Yangon abbiamo preso una stanza in un albergo dove ci hanno assicurato che si vedrá la finale di Champions League. La tensione sale. Forza Inter!

Ultima sera a Yangon, cena con la meravigliosa famiglia di Soe in un ristorante che offre carne e pesce alla griglia. Tutto delizioso. Per strada passiamo davanti alle ville dei figli dei generali. In particolare ci colpisce una: dai cancelli scorgiamo 3 ferrari, qualche BMV, Mercedes. Gente che muore di fame, e questi figli di puttana vivono come degli sceicchi detenendo in mano tutto il business. Nausea. Non ci facciamo rovinare la serata e la passiamo nel migliore dei modi insieme a Soe, a sua moglie e a due dei suoi figli. Dopo la terza birra ci chiede: "ma voi sentite la birra? perché io sono giá ubriaco"... hai voglia Soe, ce ne vogliono almeno altri due camion!

Si torna in albergo, perché adesso c'é l'Inter.

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CAMPIONI!!!!!

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Yangon, 23.05.2010

Lasciamo la Birmania, salutiamo Soe e la famiglia con il cuore gonfio di malinconia.

mercoledì, marzo 31, 2010

breve vacanza in Vietnam

Hoi An Beach

Hoi An



My Son

Good Morning Vietnam Restaurant Hoi An staff

Grill House Nha Trang staff

Nha Trang Beach



venerdì, novembre 27, 2009

1000 km di Laos in moto

Avevo trovato l'offerta di questo giro su Internet, informandomi sul Laos, visto che volevo visitarlo: 1000km in Enduro per le montagne del Laos, da Luang Prabang per arrivare fino a Vientiane. Il giro era rivolto a "experienced drivers" e visto che io di esperienza ne ho pari a ZERO mi sono detto: perché no? E allora passato per Hanoi mi ritrovo a Luang Prabang, dove inizia la mia avventura.


23.11.2009
Luang Prabang - Vieng Thong

Occhi arrossati, polmoni pieni di polvere e sorriso sulle labbra. Così arrivo dopo 6 ore e mezza di viaggio in moto, di cui 3 su strada sterrata, in tutto 230km, da Luang Prabang a Vieng Thong, piccolo villaggio montanaro. Questo viaggio, mi porterà a Vientiane in 5 giorni, passando per Sam Neua, Vieng Xay, Phonsavan e Vang Vieng. Tutto in sella ad una Honda Baja 250. La guida che mi accompagna si chiama Pam, un giovane laotiano che ho già soprannominato Valentino, perché nella sola prima tappa ha già collezionato 3 cadute dal suo mezzo e in più ad un certo punto si é anche slacciato il portapacchi facendoli volare lo zaino. Non era il suo giorno fortunato, evidentemente. Quando gli ho poi fatto presente che era la prima volta che mi avventuravo in un viaggio del genere in moto mi ha risposto dicendo che la mia guida non é per niente male. Se lo dice lui.... io mi sono toccato i coglioni.

La regione che abbiamo percorso é stata una delle aree più pesantemente bombardate durante la guerra d'Indocina e sembra difficile crederlo ammirandone i scenari a dir poco meravigliosi, colline e montagne coperte da fitte boscaglia interrotta quá e lá da campi coltivati e casette di legna. Colpisce il contrasto di colori tra il blu intenso del cielo, il verde acceso della natura e il rosso del terriccio del strada sulla quale ci facciamo avanti. Attraversando i villaggi, che finora avevo soltanto visto nei film di guerra sul Vietnam e che consistono in qualche casupola di legno e qualche campo coltivato, c'é sempre una fiumana di bambini che accorre per salutare il "farang", lo straniero, che passa. Per loro é un avvenimento.

La cena, peraltro ottima, a base di zuppa, carne e "sticky rice" la consumiamo, io e "Valentino" Pam, in compagnia di una coppia di stranieri, anche loro di passaggio a Vieng Thong: una ragazza per metá italiana e metá svizzera e il ragazzo svizzero. Sono in viaggio da mesi e hanno attraversato tutta la Cina passando poi per il Vietnam.

Per cui a Vieng Thong il 23 novembre 2009 si é parlato inglese, lao, italiano, dialetto sudtirolese e dialetto svizzero. E si é bevuto Beerlao. Viaggiare é sopratutto bello per gli incontri che si fanno.

E domani mattina si riparte.




24.11.2009
Vieng Thong - Sam Neua - Vieng Xau

Anche oggi il mio culo ha dovuto subire 6 ore di motocicletta, circa 240km. E gli occhi hanno ringraziato nuovamente, perché anche oggi gli si é presentato uno spettacolo mozzafiato. Partiamo la mattina verso le 8 dopo una colazione a base di brodo e noodles. Dobbiamo attraversare una regione montagnosa, su strada asfaltata, piena di curve, per ben 180 km fino a Sam Neua, nella zona meno visitata del Laos, ai confini con il Vietnam. La foschia mattutina ci bagna completamente e la visibilitá non é delle migliori. Ma quando "buchiamo" la foschia, arrivati in cima al primo passo montagnoso da percorrere lo spettacolo é magnifico. E da lí in poi é uno sali e scendi per queste strade di montagna. Altri villaggi, altri bambini che urlano e salutano. E finalmente godo un pó degli odori, che tanto mi ricordano casa. I campi, la boscaglia bagnata del mattino, l'odore del legno...
Arrivati a Sam Neua ci registriamo presso la Guest House che per oggi sará la nostra dimora, e poi ripartiamo subito verso Vieng Xau, ai confini con il Vietnam, durante la guerra d'Indocina sede del partito rivoluzionario Phatet Lao, che poi ha preso il potere e lo detiene tuttora. Nella zona ci sono una dozzina di caverne che usavano come rifugio antiaereo e dove avevano stabilito le varie sedi, scuole, ospedali.
La regione é piena di formazioni carsiche, simili a quelle che ho giá visitato nel Guangxi in Cina. Molto suggestivo anche qui lo scenario.
Valentino é in netto miglioramento: oggi é caduto soltanto una volta. Io avevo visto che quel tornante era bagnato. Lui no. E pluff.... Ormai devo trattenermi dal ridere, poveretto. Poi ha rischiato di farsi prendere sotto da un camion e ha quasi spiattellato sull'asfalto un cane che riposava in mezzo alla strada. Ad un certo punto gli é volato un sacchetto dal portapacchi: le ciabatte. Grande Valentino....
Domani altra sfaticata da Sam Neua a Phonsavan.





25.11.2009
Sam Neua - Phonsavan - Plain of Jars

Per colazione oggi ero ospite di una famiglia Hmong, parenti di Valentino. Casetta a dir poco spartana alle porte di Sam Neua, nello stile Hmong appunto, minoranza etnica del Laos, Cina, Vietnam, Thailandia e Birmania. Avevo giá visitato un loro villaggio nel Guanxi. Popolo montanaro, umile, dignitoso e fiero. La colazione viene preparata su un fuoco all'aperto, davanti a casa: carne di maiale alla griglia e riso. Bisogna nutrirsi la mattina, in montagna. Il maiale molto succulento, vicino ai nostri sapori. L'uomo di casa, che peraltro ha anche preparato la colazione, é un appassionato di calcio e si é appena comperato un paio di scarpette Adidas, da calcio appunto. Ci guardiamo assieme i risultati di Champions, perché infatti nonostante sia una baracca 3 metri per 4 il satellite non manca. Meno male che mi perdo la sintesi dell'incontro tra Barcellona e Inter...
Poi partiamo e altre 4 ore di sali-scendi in zona montagnosa, il fisico incomincia a sentire la fatica quando all'improvviso ci si apre un altipiano larghissimo. Manca poco a Phonsavan dove arriviamo verso le 14; ripartiamo quasi subito per la famosa piana delle giare, una zona con disseminate migliaia di giare in pietra la cui provenienza rimane uno dei misteri archeologici del Laos: non si sa né perché sono lí, né chi le ha fatte fare. La stessa zona é ancora disseminata di mine e bombe inesplose, eredità degli americani, che durante la guerra del Vietnam hanno attuato una guerra segreta mai dichiarata, e di cui ancora tanta gente non sa assolutamente niente. Per cui i sentieri sono demarcati e le zone non sicure o non ancora bonificate sono off limits.
Alloggiamo al Maly Hotel, adesso di proprietà della graziosa figlia di Sousath Phetrasy, colui che per primo ha iniziato la bonifica della piana delle giare dal materiale inesploso, proprio per rendere la zona accessibile al pubblico. Nel Laos, infatti, sono state sganciate piú di 2 milioni di tonnellate di bombe in 9 anni, superando cosí addirittura il totale delle bombe sganciate durante tutta la seconda guerra mondiale. Senza che nessun giornale ne parlasse, senza che nessuno in occidente sapesse niente. Pazzesco. Nella piana delle giare ci sono crateri che ne testimoniano i fatti. Allo stesso Maly Hotel c'é una parete addobbata con armi, bombe e mine americane, sempre provenienti dalle bonifiche effettuate dal sig. Sousath Phetrasy. E ogni sera viene proiettato un film, The Ravens, che parla appunto dei militari americani, che in segreto operavano in Laos.
Giornata eccezionale per Valentino: zero cadute dal mezzo, da registrare solo un'uscita di strada a causa di un camioncino alquanto spericolato.






26.11.2009
Phonsavan - Vang Vieng

4 ore per 200km circa per la penultima tappa di questo mio giro. Dolci curve e lunghi rettilinei per arrivare in provincia di Vientiane, dove il paesaggio cambia in grosse formazioni carsiche e fitte foreste. Arriviamo a Vang Vieng nel primo pomeriggio. Per Valentino prova ineccepibile quest'oggi, nessuna caduta e nessuna creatura messa a repentaglio dalla sua guida.
Meta del turismo backpacker, Vang Vieng é piena di ristorantini/bar che propongono quasi tutti lo stesso menu con western food (hamburger, sandwich, pizza, ecc..), gli immancabili piatti thai e lao e... alcol a volontá, in tutti i gusti e misure. Assieme ad una amica messicana ho "comperato" un secchiello (di quelli da spiaggia) di cuba libre... il 90% della gente qui é o sballata o ubriaca, ed é sopratutto per questo che si viene a Vang Vieng. Una delle attività piú popolari é scendere il corso del fiume Hoang con una camera d'aria di un trattore, e nel tragitto di 3,5km ci sono varie tappe/baretti dove bere, ballare, fare amicizie, ecc... per cui arrivata la sera il popolo festaiolo é già bella cucinato e si tira il colpo finale nei bar. La parola d'ordine di Vang Vieng é PARTY! Dal pomeriggio fino a notte fonda.
Vang Vieng offre comunque anche un paesaggio incantevole fatto di gigantesche formazioni carsiche; per chi é appassionato di natura poi ci sono offerte di ogni tipo, dalla scalata, al giro in mountain bike, al rafting, alla canoa. Io ho scelto... l'ozio. Ho il culo rotto, figurati se vado anche in bicicletta.




27.11.2009
Vang Vieng - Vientiane

Tappa conclusiva di questo mio giro, pianura, tanto rettilineo, il caldo tropicale si fa sentire, comunque 2,5 ore e arrivo a Vientiane. Anche oggi Valentino prova ineccepibile, si vede che le cadute dei primi giorni gli hanno consigliato piú prudenza.
Che dire per concludere? Sono ancora frastornato dalle emozioni che mi ha dato questo viaggio, per la gente che ho incontrato, per i posti che ho visto e per il modo in cui gli ho vissuti. Scoprire il Laos in questa maniera mi ha permesso assaporarne tutto il suo splendore, e vi assicuro, é un paese veramente incantevole.

Ora mi aspetta Vientiane e le sue nottate che a detta di alcuni offre cose moooolto interessanti.